Caro Gianluca,
vivo in Arizona da 11 anni. Mi sono sposato qui con una donna americana con cui ho vissuto anche un anno a Roma e da cui però mi sono poi separato dopo il nostro trasferimento qui in America.
C'erano tantissimi progetti, sia quando eravamo a Roma e una volta arrivati qui a Phoenix. Addirittura avevamo in mente di avere un altro figlio o forse piu'.. Poi lei comincio' ad essere ossessivamente gelosa di me, soprattutto quando vivevamo a Roma perche' a suo dire qui da noi vi era una evidente facilita' di costumi sociali ed anche sessuali.
Ma la sua gelosia non cambio' dopo essere tornati qui in Arizona e io la ritenevo quasi asfissiante. Non l'ho mai tradita durante il nostro breve matrimonio (meno di due anni), anche se sinceramente l'intenzione c'era perche' avrei voluto punirla per la sua feroce ossessione nei mie confronti. Decisi invece di dormire in camere separate per qualche settimana e naturalmente senza avere alcun rapporto, perche' pensavo che avrebbe capito dei suoi errori e della sua inutile gelosia. Purtroppo, lei capii il contrario, cioe' che secondo lei io avevo delle relazioni con altre donne e che lei non mi interessava piu'. Sapevo di correre dei rischi facendo questo, ma onestamente non sarei riuscito a tradirla con un'altra donna per farle capire della sua asfissiante gelosia.
Ora ho 55 anni, ho avuto alcune storie, serie e non, di cui non sono riuscito a sviluppare una relazione lunga e duratura.
E così, l'anno scorso mi sono risposato qui in USA con una mia amica di vecchia data. Non c'era passione forse l'ho fatto per pura disperazione o forse per illudermi di essere io ancora quello di 25 anni fa quando la conobbi e lo stesso per lei. Purtroppo e' stato un matrimonio durato pochissimi giorni e finito a parolacce e qualche schiaffone.
Come vedi le ho provate tutte: dalla relazione amorosa a quella fondata sull'amicizia...alla fine non regge niente!
Qual è la morale? Per me la compatibilta' di carattere, di abitudini e e simili in una relazione seria o in un matrimonio è impossibile e per stare insieme sotto uno stesso tetto bisogna rinunciare circa a un 50% delle proprie caratteristiche, una condizione necessaria per trovare uno spazio mutuabile per entrambi. Ecco, a è parer mio le persone come me poco inclini a tale rinuncia, meritano e fanno piu' che bene a rinunciare a questi inutili sforzi di comporomesso.
Quindi quello che ti chiedo è: secondo te qual è la percentuale della propria personalità che bisogna metter da parte per convivere con un'altra persona?
E poi: ma ha veramente ha senso farlo? e perché?